Come si guida negli Stati Uniti: tutto ciò che devi sapere prima di metterti al volante

Guidare negli Stati Uniti - al di fuori delle grandi città - è un'esperienza davvero piacevole: strade lunghissime e poco trafficate, un orizzonte che si perde lontano tutto intorno a noi, panorami da sogno, una natura che continua a sorprenderci e di nuovo quella grande sensazione di libertà che nella nostra avventura on the road non manca mai! Ma, prima di mettersi alla guida, è necessario conoscere norme e usi del codice della strada statunitense, in modo da non incappare in spiacevoli sorprese: vediamo insieme le peculiarità e le principali differenze che deve conoscere un guidatore negli USA.

Non vedi l'ora di macinare chilometri?

Forze dell'ordine. C'è poco da scherzare alla guida negli States, la polizia è ben radicata lungo le strade e la legge viene applicata senza sconti: questa, per noi guidatori coscienziosi e provetti, è una bella notizia ma ci impone di stare ben attenti alla guida soprattutto per non rischiare di appoggiare troppo il piede sull'acceleratore. Se un auto delle forze dell'ordine vi abbaglia e il poliziotto vi grida (ovviamente in inglese!) di fermarvi fatelo secondo le istruzioni che riceverete, non slacciatevi la cintura e non aprite il portaoggetti fino a quando gli agenti non vi ordineranno di farlo (potreste avervi nascosto una pistola...). Infine, se sopra di voi vedete volare elicotteri della polizia sappiate che potrebbero essere in volo per controllare violazioni alla velocità massima consentita quindi abbassate lo sguardo e controllate il vostro tachimetro!

Yosemite National Park: cosa fare e cosa vedere, organizza la tua visita (parte 2 di 2)

Yosemite National Park: qualche idea per come godersi al meglio lo spettacolo della natura offerto dal parco. In questo post sono descritti tutti i principali punti di interesse e si chiude con il mio itinerario consigliato, davvero ricco di emozioni: dopo il primo articolo con le informazioni di base siamo pronti ad entrare nel parco.

Potreste trovare utile accompagnare la lettura con la mappa di Yosemite National Park.


Punti di interesse


  • Mariposa Grove. Il più bel bosco di sequoie giganti del parco si trova nella zona meriodionale e conta oltre 200 alberi di dimensioni enormi, detti anche alberi mammuth, tra cui spicca il Grizzly Giant, la più grande delle sequoia con un età stimata in quasi 2.000 anni, alta 64 metri e con una circonferenza alla base di 30 metri. In loco, il parcheggio disponibile è limitato e in estate è sempre affollato: la soluzione più comoda per visitare Mariposa Grove è lasciare l'auto nella vicina Wawona e prendere una navetta gratuita. Ci sono anche navette che collegano la Yosemite Valley a Mariposa Grove. Chi accede al parco da ovest o lo lascia dalla Tioga Road può fare tappa anche a Tuolumne Grove, un bosco più piccolo che conta una ventina di sequoia.

Yosemite National Park: tutte le foto

Foto e parole spesso non sono sufficienti a descrivere luoghi unici ed emozioni, è necessario viverli: Yosemite National Park è uno di questi. Segue la galleria fotografica del parco, l'ennesimo invito a non perdervi questa meraviglia degli Stati Uniti.

L'ingresso allo Yosemite National Park da sud, Wawona

Yosemite National Park: cosa fare e cosa vedere, organizza la tua visita (parte 1 di 2)

Rupi mozzafiato e cascate impetuose, sequoia giganti e sconfinate foreste verdissime, massicci granitici e falesie tra le più grandi del mondo, panorami e spazi sterminati, una sensazione di libertà indescrivibile a parole: questo è lo Yosemite National Park, una grande varietà di bellezze naturali su un territorio molto esteso e curato che fa felici turisti di ogni tipo - dalle famiglie con bambini che partono alla scoperta della Yosemite Valley lungo facili sentieri ben segnalati e meravigliosi punti di interesse fino ai più sportivi che potranno dedicarsi a scalate uniche e trekking impegnativi nelle zone più remote del parco - tutti visitatori legati dal comune rispetto della natura e della vita. Yosemite (si pronuncia iossémiti), il parco naturale che mi ha regalato le emozioni più intense, è assolutamente da non perdere. 

L'Half Dome, uno degli inconfondibili profili dello Yosemite National Park
L'Half Dome, uno degli inconfondibili profili dello Yosemite National Park



L'articolo è diviso in due parti: questa prima parte è introduttiva e presenta le informazioni di base.


Info pratiche
  • Il parco è aperto tutti i giorni tutto il giorno.
  • Essendo un parco nazionale è possibile accedervi con l'American The Beautiful Pass: se non l'avete il costo è di 30 $ per auto e camper (indipendentemente dal numero di passeggeri, 25 $ tra novembre e marzo), 15 $ a motociclo e 15 $ per ogni persona con più di 16 anni che accede al parco a piedi, in bicicletta o a cavallo.

Dormire negli Stati Uniti: come scegliere e come prenotare le varie strutture (parte 2 di 2)


Seguono gli ultimi consigli sulla gestione delle prenotazioni degli alloggi della vostra vacanza: come già detto nella prima parte dell'articolo sta a voi decidere quanto pianificare dall'Italia e quanto improvvisare direttamente negli States!

Requisiti minimi della struttura, ovvero cosa devono offrirci hotel&co per essere scelti? Può capitare di rimanere così coinvolti dalla bellezza di un parco naturale da non accorgersi del passare del tempo e si arriverà così nella città di fine tappa ad un’ora tarda della notte: le strutture situate in città che raggiungerete solo alla fine della giornata devono avere la reception aperta 24 ore su 24, così non avrete problemi di check-in (e in fase di prenotazione indicate, se potete, che prevedete di giungere in hotel solo in tarda serata). Viaggiate in auto e quindi, in particolare nelle grandi città dove non potrete abbandonare il vostro mezzo di fronte a un marciapiede perché vietato o perché non troverete posto, assicuratevi che la struttura disponga di parcheggio (questo è scontato per i motel, anche se non sempre è garantito un posto auto per ogni camera e potreste dover parcheggiare in seconda fila lasciando le chiavi dell’auto al personale). 

Passeggiando per il Caesars Palace, uno dei più lussosi hotel/casinò di Las Vegas

Non stiamo cercando hotel di lusso per la nostra vacanza all’insegna dell'avventura, ma un minimo di pulizia non fa male: cercando nelle varie recensioni vi capiterà spesso di leggere di camere invase dagli insetti e di gente che si è svegliata ricoperta da morsi lasciati da quelli che gli americani chiamano bed bugs. Nella mia esperienza non ho mai trovato insetti in camera, ma se numerose recensioni parlano di sporcizia e degrado forse è meglio passare a un'altra struttura, così come è meglio evitare di alloggiare in zone considerate malfamate o pericolose (questo vi potrebbe capitare nelle grandi città, come Los Angeles: è meglio spendere qualcosina in più e scegliere un quartiere residenziale più sicuro...). Molte strutture, non solo ostelli, hanno camera con bagno privato e camere con bagno in comune, le seconde costano decisamente meno delle prime: se volete il bagno in camera assicuratevi che la sua presenza sia indicata nella descrizione della stanza. Letti grandi (lo sono più o meno tutti in America!), camere spaziose, aria condizionata e frigobar non rientrano tra le cose fondamentali che una struttura deve offrirvi per essere scelta, date voi il peso che volete a questi comfort!

Dormire negli Stati Uniti: come scegliere e come prenotare le varie strutture (parte 1 di 2)

Dopo aver scritto un programma più o meno preciso e articolato del vostro tour, aver comprato i biglietti per volare negli States e aver fatto richiesta del passaporto, è il momento di dedicarsi alla selezione delle strutture che vi ospiteranno durante le ore di riposo della vostra avventura. Il mio consiglio è di prenotare tutti gli hotel dall’Italia, sarete così obbligati a raggiungere ogni giorno una meta prefissata e questo è di certo vincolante ma, allo stesso tempo, non perderete tempo nel cercare strutture con posti letto liberi e prezzi abbordabili. Vediamo qualche consiglio su come svolgere il lavoro di ricerca e di prenotazione. 

Accontentatevi di dormire anche in un appartamento piccolo come questo (che ricorda
un pò un garage) se la struttura si trova in una località comoda sul vostro percorso

La città di fine tappa. Per prenotare dovete sapere in quale città vi fermerete alla fine della giornata. Se avete intenzione di visitare un parco al giorno e nello stesso giorno fare un po’ di strada per raggiungerlo o avvicinarsi al parco successivo, mettendo in ordine i parchi che volete visitare e considerando anche che alcuni sono migliori in determinate ore del giorno (ad esempio, la Death Valley il mattino presto per evitare le ore più calde e la Monument Valley verso il tramonto per ammirare le ombre rosse allungarsi sulla terra spoglia), vi accorgerete che le possibili città di fine tappa per ogni giornata sono solitamente due o tre, questo perché i parchi distano centinaia di chilometri e tra di loro c’è soprattutto strada, non centri abitati. Questo semplifica la scelta della città dove dormire, ma c’è anche un’altra cosa da considerare: i parchi più grandi hanno più accessi e, a seconda di ciò che volete visitare del parco e della città da cui provenite potreste scegliere un accesso piuttosto che un altro. 

Giorno 3: a piedi lungo il Golden Gate Bridge e il primo imprevisto con l’auto

Prima di lasciare per sempre San Francisco dobbiamo tornare a far visita a uno dei simboli della città: il Golden Gate Bridge. Abbiamo solo tre ore prima di recarci all'autonoleggio e ritirare l'auto, quindi per risparmiare tempo decidiamo di raggiungere il ponte in taxi. Arriviamo a destinazione alle 11:30: la nebbia è alta e riusciamo così ad apprezzare l’imponenza del ponte che si lancia sopra il mare dello stretto da cui prende il nome. Molte persone percorrono la via ciclopedonale, ci uniamo a loro: camminando sul ponte siamo sferzati da un vento freddo e mentre avanziamo la prima delle due torri che sostengono il ponte tenendo tirati i grossi cavi d’acciaio si mostra a noi in tutta la sua grandezza. Alla nostra sinistra le automobili scorrono lungo ben 6 corsie e i sensi di marcia sono distinti da paletti gialli che spuntano dalla pavimentazione e che mi sembrano vagamente pericolosi, mentre guardando a destra riusciamo a scorgere l’isola di Alcatraz da un’angolazione nuova, scorgendo la sua costa più rocciosa.

Il fascino del Golden Gate Bridge è dovuto anche alla misteriosa nebbia che lo avvolge

Giungiamo ai piedi della prima torre, un gigante di cui non riusciamo a scorgere la fine, che si perde nella nebbia. Noto le scale utilizzate dagli operai per i lavori di manutenzione della struttura: non soffro di vertigini, ma lo spettacolo è da brividi! Le scale sembrano piccolissime, così come le passerelle, e penso a quanto forte deve soffiare il vento lassù, già fastidioso all'altezza a cui mi trovo. Ci fermiamo qualche minuto a contemplare il fascino del ponte e della baia e in lontananza scorgiamo il Bay Bridge, che attraverseremo tra poche ore e che ci porterà fuori dalla città.

Giorno 3: nel cuore della prigione


La visita prosegue con il blocco D, quello dell’isolamento: qui le celle sono leggermente più grandi, ma appaiono più fredde e buie. Delle 336 celle del carcere, queste erano le più temute: chi era detenuto qui restava in cella 24 ore al giorno e aveva diritto ad una sola visita settimanale al cortile, in solitudine, scortato dalle guardie. Passiamo oltre e arriviamo alla libreria, che ospitava ben 15.000 volumi di vario genere e argomento (ma nessuno riguardante sesso, crimini o violenza), un luogo il cui accesso i prigionieri dovevano guadagnarsi comportandosi in modo corretto e disciplinato.

La ricostruzione dell'interno di una cella: ad alcuni
detenuti era consentito dipingere

E’ il momento del racconto della battaglia di Alcatraz, un tentativo di fuga avvenuto nel maggio 1946, quando sei detenuti riuscirono a scappare dalle celle (utilizzando uno strumento – formato da un tubo, un dado e un bullone – che si erano costruiti per allargare lo spazio tra le sbarre) e ad impadronirsi di fucili e pistole. La rivolta durò due giorni, sull’isola arrivarono persino i Marines, due guardie persero la vita e numerosi detenuti rimasero feriti dagli scontri a fuoco, ma alla fine i tre fuggiaschi sopravvissuti si arresero: due di loro furono condannati a morte, al terzo vennero riconosciute attenuanti e restò in carcere fino al 1973. Ancora oggi nei muri e nel pavimento di alcune zone della prigione è possibile vedere i segni delle sparatorie.

Alcatraz: le foto dell'isola prigione

Se avete letto le pagine del Diario (se non l'avete fatto, iniziate cliccando qui) sapete quanto ho apprezzato il tour di Alcatraz: le foto che seguono vi consentiranno di raggiungere l'isola e di entrare nella prigione! Riconoscerete i luoghi che ho descritto e troverete anche qualcosa di nuovo. Vi lascio con una curiosità e una domanda: l'isola deve il proprio nome agli uccelli marini che un tempo la popolavano e che ancora oggi sono numerosi, quanti uccelli riuscite a contare nelle foto che seguono?

Cliccate su una foto per ingrandirla, poi potrete utilizzare i tasti direzionali della tastiera per scorrerle: buona visione!

Pier 33, il molo da cui ha inizio il viaggio
Pier 33, il molo da cui ha inizio il viaggio

L'inconfondibile profilo di Alcatraz
L'inconfondibile profilo di Alcatraz

Sono le 9:00 e il Golden Gate Bridge è già avvolto dalla nebbia
Sono le 9:00 e il Golden Gate Bridge è già avvolto dalla nebbia

Giorno 3: il nostro ingresso ad Alcatraz


Di fronte al Building 64 ascoltiamo il discorso di benvenuto di un membro del National Park Service che, insieme all'ex-guardia oggi scrittore Ernest Lageson, inizia a raccontarci la storia dell’isola e ad indicarci la posizione dei bagni, la risposta alla domanda che più spesso gli viene posta, ci dice. Terminita la presentazione, ci avviamo verso l’edificio principale dell’isola, quello che ospita le celle, posto sulla sommità della collina. Durante la camminata superiamo edifici abbandonati, alcuni in rovina, segnati dal passare del tempo: si ha l’impressione che l’isola si sia fermata al 1963, anno della chiusura del carcere e da allora sia lasciata al suo destino, popolata soltanto da stormi di uccelli marini. Le targhette sugli edifici, indicanti ad esempio le residenze dei militari e delle loro famiglie, la centrale elettrica, la lavanderia e l’ufficio postale, ricordano che sull’isola non c’era solo una prigione ma un complesso sistema che la manteneva in vita, un sistema così costoso da decretarne la chiusura.

Uno dei tanti uccelli che sorvegliano la prigione

Entrati nell’edificio principale, riceviamo la preziosa audioguida che ci accompagnerà lungo il nostro tour, grazie alla voce narrante, disponibile anche in italiano, che ci guida in un percorso all’interno della prigione, raccontando aneddoti su ciò che stiamo vedendo, dando voce alle guardie e ai prigionieri del carcere, coinvolgendoci con musiche ed effetti sonori, ottenendo la nostra totale attenzione. La maggior parte dei visitatori porta le cuffie ed è intento ad ascoltare l’audioguida, cosicché non ci sono turisti che chiacchierano, gridano o si agitano, rovinando l’atmosfera.


La carta di credito: come funziona e perché è indispensabile per un viaggio negli Stati Uniti


Gli Stati Uniti sono il paese della plastic money, in certi posti pagare in contanti, in particolare cifre superiori ai 50 $, è davvero strano: pensate di poter partire senza possedere una carta di credito a voi intestata? Vi sbagliate! E una carta di credito sola potrebbe persino non bastare, vediamo perché.

Dollari, carta di credito, scontrini e una vincita al casinò!

Carta prepagata o carta di credito?

Se possedete carte prepagate o ricaricabili e pensate di aver risolto il problema, non è così: per gestire le prenotazioni su internet alcuni siti le accettano ma, per altre operazione che compirete sul suolo americano, come il check-in in un hotel e soprattutto il noleggio di un’auto, è fondamentale possedere una carta di credito non elettronica, ovvero una di quelle con i numeri e il nome e cognome del titolare in rilievo sulla carta, che sono in grado di gestire sia le transazioni elettroniche tramite POS, sia le transazioni con macchinette manuali, che sfruttano appunto il fatto che i dati sono in rilievo sulla carta e per questo è possibile prenderne l’impronta. Questo tipo di carta dà delle garanzie importanti a chi, ad esempio, vi sta noleggiando un’auto e difficilmente ve ne darà le chiavi se vi presentate con una semplice carta ricaricabile, che potrete invece utilizzare, come già detto, per prenotare l’auto su internet per poi ritirarla utilizzando una carta di credito non elettronica a voi intestata.

Giorno 3: in viaggio verso Alcatraz


La sveglia suona alle 7:30: è il nostro ultimo giorno a San Francisco e il nostro primo pensiero va al pomeriggio, quando ritireremo l'auto e affronteremo per la prima volta le highway americane, portando il contachilometri a quota 300, per l'inizio di un viaggio che ci porterà oltre i 4.000. Ma prima di lasciarci alle spalle la città e buttarci sulle lunghe, dritte e indimenticabili strade degli States, su cui tanto abbiamo fantasticato, dobbiamo ancora fare due cose importanti: la visita di Alcatraz e il ritorno al Golden Gate Bridge. Anche oggi facciamo colazione allo Starbucks di fronte al nostro hotel, locale di cui apprezziamo, oltre a caramel macchiato e brioche, quel mix di atmosfera distesa ed informale ma allo stesso tempo curata, che fa sì che un probabile uomo d'affari si sieda allo stesso tavolo di una giovane studentessa e consumino insieme la colazione, lui lavorando al portatile, lei leggendo una rivista giovanile. Terminata la colazione, ci rechiamo alla vicina fermata del pullman e in mezz’oretta raggiungiamo il Pier 33, da dove partiremo alla volta dell’isola.

Il tempo è ideale per la visita all'isola prigione

Abbiamo comprato i biglietti del tour in Italia, con qualche mese d'anticipo, così possiamo dirigerci direttamente all'imbarco: prima di salire sul traghetto ci viene fatta una foto ricordo davanti a uno sfondo verde, su cui digitalmente verrà piazzato un profilo dell'isola per un effetto molto realistico. Una volta a bordo raggiungiamo il terrazzo al secondo piano: si parte. L'isola è davanti a noi, all'orizzonte, volgendo lo sguardo verso sinistra possiamo apprezzare in tutta la sua lunghezza il Golden Gate Bridge, le cui torri sono già avvolte dalla nebbia. Il sole di ieri è un ricordo, il cielo di oggi, coperto da nubi pesanti, assume una tonalità chiara di grigio e riflesso nel mare gli dà un colore freddo, che sembra evidenziare quanto gelida dev’essere l’acqua della baia. E il tempo sembra ricordarci ciò che stiamo per visitare, una prigione, la più famosa del mondo: un sole splendente su un mare azzurrissimo sarebbe stato inadatto alla nostra meta. 

Giorno 3: fuga da Alcatraz


Il giorno 3 ha inizio l'avventura su strada: nel pomeriggio ritiriamo l'auto, lasciamo San Francisco per un viaggio lungo più di 4.000 km. Ma prima di gettarci nel traffico caotico della città ci aspetta un'esperienza che rimarrà per ben impressa nei nostri ricordi, la visita all'isola prigione di Alcatraz. Seguono ora le informazioni pratiche relative alla giornata: come sempre, i post di questa sezione, oltre ad introdurre il racconto di un nuovo giorno e recensire in breve l'hotel che ci ha ospitato, vogliono essere un esempio per aiutarvi a creare il documento di viaggio che vi guiderà durante la vostra avventura.

Il traffico in uscita da San Francisco

Giorno 2: cala la notte su San Francisco



Sono le 20:30, ci lasciamo alle spalle il Golden Gate Bridge e ci dirigiamo nuovamente a Fisherman’s Wharf per cena: nonostante le difficoltà che abbiamo avuto (e il tempo che abbiamo impiegato) nel raggiungere il ponte con i mezzi pubblici decidiamo di non prendere taxi e di affidarci nuovamente a un pullman, che ci porta nei pressi di Fort Mason. Arrivati al capolinea chiediamo all’autista la strada più breve per raggiungere la nostra destinazione, questo ci fissa per bene, ride e ci chiede se davvero, a quest’ora, vogliamo arrivarci a piedi: bravo, è proprio la nostra idea! Ci spiega allora che dobbiamo attraversare il parco, ma la notte è scesa velocemente su San Francisco, il cielo è nero e la strada brilla solo della luce della luna e, soprattutto, di qualche sporadico lampione. Ci viene il sospetto che attraversare un parco poco illuminato, di sera come turisti solitari non è forse l’esperienza più consigliata, ma non ci pensiamo molto e varchiamo l’ingresso del Fort Mason Park.


Camminando sul lungomare nella fredda serata di San Francisco

Appena entrati, siamo i soli nel parco e avere una torcia con noi farebbe comodo, anche se guasterebbe un po’ l’atmosfera: la scena è da thriller, ma non la trama. Avanziamo oltre una salita e il nostro sguardo spazia sulla baia della città, al cui centro scorgiamo le luci accese sull’isola di Alcatraz e soprattutto il suo faro, la cui luce gira a 360° puntando prima la costa e poi il mare (o forse è il contrario...). Man mano che avanziamo si rivela il profilo illuminato della città, ma ciò che più mi stupirà compare di fronte ai miei occhi, poco più avanti lungo la strada che stiamo percorrendo, quando scorgo una serie di luci sobbalzanti muoversi ad altezza uomo: se a un certo punto ho temuto che nel parco si nascondesse qualche malintenzionato mi sbagliavo, le luci che vedo di fronte a me sono fanalini di biciclette e led legati alle teste di sportivi, ciclisti e corridori, che si mantengono in forma approfittando della quiete serale per una passeggiata o una corsetta. E così, il parco solitario si anima in un modo che proprio non mi aspettavo.

Giorno 2: il viaggio in cable car e la foschia del Golden Gate Bridge

Alla fermata del cable car troviamo un pò di persone in attesa sul marciapiede: siamo sulla linea Hyde-Powell, la più apprezzata dai turisti perché presenta la pendenza più elevata, e abbiamo deciso di non cominciare il viaggio da un capolinea, probabilmente ancora più affollato. Sono le 16:30, la temperatura sta iniziando a calare e un vento freddo ci soffia addosso. L’attesa – ma è solo la prima! - non dura molto e come un corpo solo la piccola folla si agita e si muove verso la carrozza in arrivo, da cui spunta uno dei due addetti che però annuncia esserci posto per una sola persona! Il "fortunato" sale a bordo e tutti gli altri, tra cui io e il mio amico, si rimettono in paziente attesa. Dopo circa un quarto d’ora un suono metallico, una vibrazione, proviene dal centro della strada, nel solco in cui scorre senza tregua il cavo d’acciaio che traina il veicolo, veicolo che non tarda ad apparire alla nostra vista. Questa volta la folla si muove ancora più decisa e qualcuno salta a bordo, saltando però anche la coda! Una signora grida “there’s a queue!” (“c’è una coda!”) – la stessa signora non si farà però scrupoli nel tentare di passare davanti a noi, alla prossima occasione… –, l’addetto al mezzo riporta l’ordine e fa salire 5 o 6 persone, ma non tocca ancora a noi. 

Il cable car, il mezzo trasporto più esclusivo di San Francisco!

Passerà un altro mezzo prima che riusciremo a salire, dopo un attesa di quasi un’ora: veniamo fatti accomodare all’interno del veicolo e non potremo così gustarci l’esperienza di un viaggio aggrappati all’esterno della carrozza! Il cable car riprende il suo viaggio - l’autista suona una campana per farsi chiassosamente largo tra i mezzi che occupano la strada - e presto intraprende lentamente una lunga salita che sarà teatro di un’insolita e simpatica sfida con un ciclista, che in un primo momento riesce a tenere il passo per poi venire sorpassato ma avere la meglio quando la nostra carrozza farà sosta a una fermata nel mezzo di una discesa. Quando arriviamo nei pressi del Financial District, scendiamo: l’esperienza non mi ha entusiasmato perché stando all’interno sembra quasi di essere a bordo di un normale pullman affollato e la lunga attesa non ne è valsa la pena, ma era senz’altro una cosa da provare!

Giorno 2: un pomeriggio di salite, dal Pier 39 alla Coit Tower e a Lombard Street

Dopo pranzo passeggiamo un po’ per Fisherman’s Wharf, un quartiere allegro e vivace, ricco di negozi e locali e affollato di turisti. Il sole alto nel cielo terso irradia la baia, regalandoci panorami affascinanti. Camminando lungomare incontriamo artisti di strada e bancarelle che vendono pesce fritto, granchi e la clam chowder, la tradizionale zuppa di vongole servita calda all’interno di un grosso panino scavato. Nel porto sono ormeggiate numerose barche e traghetti turistici. Arriviamo dinanzi a Boudin Bakery, un panificio in cui si realizzano particolari composizioni con il pane: in vetrina è esposto un grande coccodrillo e una ragazza sta creando altri animali. 

Il granchio simbolo di Fisherman's Wharf
Il granchio simbolo di Fisherman's Wharf

Continuando a camminare, raggiungiamo il molo più famoso, il Pier 39, una grande attrazione turistica: avvicinandosi si ha l’impressione di entrare nell’area dei pirati di un parco divertimenti, sembra un piccolo villaggio costruito su due piani con passerelle, scale e alcuni edifici in legno. Il molo ospita ristoranti, tra cui un Bubba Gump, e numerosi negozi. Dal molo guardiamo il curioso spettacolo offerto da decide di rumoreggianti leoni marini della California adagiati su alcuni pontili lasciati liberi per ospitarli: alcuni si riposano al sole, alcuni si tuffano nell’acqua fresca, altri sono in lotta per ottenere il posto migliore. Ci muoviamo tra i negozi, noto degli enormi gelati in cialda dall’aspetto delizioso ma prima che io possa comprarne uno resto incantato da una voce che canta We are young dei Fun: è una giovane ragazza di colore, la seguo finché non smette di cantare… Quindi mi risveglio dall’incantesimo e ci prepariamo a lasciare il Pier 39.

San Francisco: la grande galleria fotografica della città

Seguono quasi 100 foto scattate per le strade di San Francisco: guardatele e scoprite i luoghi descritti nelle pagine del diario! A breve anche una fotogallery di Alcatraz

Cliccate su una foto per ingrandirla, poi potrete utilizzare i tasti direzionali della tastiera per scorrerle: buona visione!

Appena arrivati a San Francisco


La Porta del Drago, Chinatown

Giorno 2: dalla pace del Golden Gate Park al caotico Fisherman's Wharf

Sono le 11:30 quando entriamo nel Golden Gate Park: questa città continua a sorprenderci! Ci immergiamo nel parco, dopo pochi passi dimentichiamo di essere in una metropoli da un milione di abitanti e ci ritroviamo all’interno di un grande bosco dai sentieri ben curati. Incontriamo molti scoiattoli e un nemico imprevisto: gli innaffiatori automatici! Sono sparsi un po’ ovunque e la loro presenza è anticipata da un rumore meccanico: ruotano su loro stessi e sparano acqua in ogni dove, senza risparmiare i visitatori del parco! La loro massiccia presenta interrompe o accelera la camminata sui sentieri e in alcuni punti, come sull’isola in mezzo allo Stow Lake, può essere impegnativo evitarli! Scherzi a parte, il parco (tranne per gli spruzzini) emana un’atmosfera di pace e tranquillità: c’è un grande silenzio e la passeggiata è davvero piacevole.


La cascata dell'isola dello Stow Lake

Superiamo il Conservatorio dei fiori, una grande serra bianca in stile vittoriano, quindi raggiungiamo lo Young Memorial Museum, un basso edificio coperto da pannelli in rame sede di un museo d’arte. Continuando a camminare, passiamo accanto al Japanese Tea Garden, di cui vediamo dal sentiero le due pagode, e arriviamo allo Stow Lake, un lago artificiale: raggiungiamo l’isola che sorge al suo interno, proseguiamo fino alla splendida cascata che scorre giù dalla Strawberry Hill e arriviamo nei pressi di una piccola struttura orientaleggiante, dove un signore sta praticando Tai Chi. 

Cosa fare e cosa vedere a San Francisco (parte 2 di 2)

Con questo post terminiamo l'analisi di ciò che c'è da fare e da vedere a San Francisco, dopo la prima parte e l'approfondimento sull'isola di Alcatraz: stiamo per scoprire i quartieri più periferici della città, in particolare Marina/Presidio, Golden Gate Park/Sunset, Haight-Ashbury, Civic Center e South of Market.

Il Golden Gate Bridge immerso nella nebbia in una sera d'estate
Il Golden Gate Bridge immerso nella nebbia in una sera d'estate

MARINA/PRESIDIO
Un tempo il quartiere ospitava una base militare, da cui il nome, oggi è caratterizzato da costruzioni eleganti e tanto verde, oltre che dallo spettacolare panorama offerto dal Golden Gate Bridge.

Una delle torri del Golden Gate Bridge
Una delle torri del Golden Gate Bridge
Golden Gate Bridge
Simbolo della città, completato nel 1937, il ponte sospeso sovrasta il Golden Gate, lo stretto che collega l’Oceano Pacifico con il mare della baia. La struttura è davvero imponente e il colore arancione internazionale si infrange nella nebbia che l’avvolge. Il ponte è lungo, includendo gli accessi, 2,7 km, lo spazio tra il piano del ponte e il mare è di ben 67 metri e le torri sono alte 225 metri: guardandole da vicino si scorgono le scale utilizzate dagli operai per la manutenzione, uno spettacolo da brividi! E’ possibile percorrere il ponte lungo la pista ciclopedonale e raggiungere la cittadina costiera di Sausalito. La sera l’accesso al ponte è però chiuso ai pedoni per motivi di sicurezza: molte persone negli anni si sono tolte la vita gettandosi in  mare e lungo il ponte sono installati speciali telefoni con lo scopo di scoraggiare gli aspiranti suicidi dal compiere il folle gesto.